Ode al palermitano che guida

I palermitani quando si mettono in macchina vanno in guerra,

con il cambio in mano e il “deficiente” già sulle labbra.

Le distanze fisiche non contano: ci sono km che pesano 45 minuti e altre che ne pesano 15.

I palermitani quando si mettono in macchina sanno che dovranno sperare di schivare il vigile,

che notoriamente crea l’ingorgo, ma non lo risolve.

Il palermitano è fantasioso, e sa organizzarsi in caso di traffico. Il vigile è un limite alla sua creatività.

Il palermitano che compra una macchina inizia subito a fantasticare su dove avrà la prima ammaccatura alla carrozzeria: sarà uno sportello al parcheggio, o un tamponamento?

Infine, il palermitano che parcheggia ha bisogno di un momento di quiete dopo i 25 minuti impiegati per cercare il posto. Deve lasciare l’armatura in auto e godersi il resto della giornata.

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Siate meno stronzi

L’adagio che dice che a Natale si è sempre più buoni viene fatto oggetto di sberleffi credo nell’anno stesso in cui il motto è nato, anno che si perde nel tempo.

Credo sia sbagliato. Credo che ci debba pur essere un momento dell’anno in cui siamo tutti meno stronzi. Se volete possiamo metterci d’accordo e fare in modo che sia ferragosto, o marzo. Va bene pure aprile o qualsiasi altro mese dell’anno. Ma troviamo un momento in cui siamo tutti meno gretti.

In cui freghiamo di meno il prossimo.
In cui andiamo meno di corsa.
In cui leggiamo davvero qualcosa (senza scroll)
In cui apprezziamo davvero qualcosa (senza like)
In cui sorridiamo senza pensare ad altro
In cui regaliamo qualcosa per piacere e non per dovere
In cui facciamo una buona azione
In cui rompiamo meno le scatole e ci lamentiamo di meno
In cui siamo meno pretenziosi (verso di noi e verso chi ci sta vicino)
In cui prima di giudicare ci diamo un’occhiata.

Insomma, se per convenzione scegliamo sia Natale, fregandocene del buonismo, della coca cola e dei cenoni, proviamo a non lamentarci.

Io sto con quelli che dicono le grandi robe positive tipo: “il mondo può cambiare davvero” “fai la differenza” perché, sapete cosa, almeno è gente che ci prova.

Siate come i protoni: ALWAYS POSITIVE
Nun c’avete na lira, vivete con mamma e papà, siete single dalla 4 elementare, il vostro capo vi odia e non vi paga, il cane vi fa cacca in salotto. Va bene tutto, ma siate positivi. E iniziate a cambiare tutto.

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C O R R E R E

Non c’è più tempo.

Per piangere, per ridere. Per scherzare, per giocare.

Sveglia, lavi faccia, vestiti, deodorante, trucco, lavi i denti, in motore, di corsa, imprechi, lavoro, orologio, quando finisce, poi finisce, in moto di nuovo, imprechi di nuovo, due ore forse tre magari quattro per recuperare tutto correndo

E recuperi: gli amici, il fidanzato, il conforto, la pacca sulla spalla, l’hobby, il bog, i social, la doccia, le creme, il sorriso all’estraneo, la filosofia veloce sulla vita,  il rapido check sulla direzione che sta prendendo la tua vita poi ti addormenti.

Ma è un attimo.

Perchè: sveglia.. Sveglia! lavi faccia, vestiti, deodorante, trucco, lavi i denti, in motore, di corsa, imprechi, lavoro, orologio, quando finisce, poi finisce..

Ti serve tempo per cercare tempo, per produrlo, ricavarlo, trovarlo.

Bisogna correre e sperare di non stare correndo nella direzione sbagliata.

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Il conforto è un’arte

Vi è mai capitato di cercare conforto proprio dalle persone che vi hanno fatto male?A me si. Spoiler: si resta delusi.

Non so se questo succeda a tutti, magari solo a chi non ha tanta gente fidata.

Onestamente, è chiedere troppo all’altro. E’ veramente chiedere un grande atto d’amore.

Immaginate di litigare con vostra sorella per qualcosa. La questione vi fa male, molto male. Poi andate da lei per cercare di farvi consolare della cattiveria che vi siete sentiti dire. Perché andreste da lei per qualsiasi problema, è la vostra confidente.

Il conforto è un’arte.

Ci vuole tanto amore per dare conforto. Quello vero, pattare la schiena non conta. Richiede coraggio (non ci si può imbarazzare durante l’abbraccio, perderebbe il suo potere), abnegazione (dovete mettere da parte qualsiasi orgoglio), finta ottusità (mettete da parte la ragione).

Dovete essere persone piene.

E’ difficile confortare qualcuno. Ma se sapete farlo, allora avete un dono. Uno di quelli preziosissimi.  Il conforto è merce rara, è acqua in un mondo di assetati.

Custodite il vostro dono.

E se non lo possedete? Be’ non è semplice acquisirlo, ma si inizia in questo modo: aprite le braccia e sorridete. Sinceri.

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La sensazione del mancato conforto, signori miei, è una di quelle cose brutte che si ricordano.

Prendete due fidanzati: ora mettete dentro mille litigi. Col tempo i motivi dei litigi si dimenticano. Anche se la storia è finita. E per fortuna, aggiungerei. Ma lo sapete cosa ricorderete? Che quando avevate bisogno del conforto da parte di quella persona, che ritenevate l’unica in grado di consolarvi.. non avete ottenuto nulla. E se oltre al nulla avete anche trovato un fronte ostile o una risata di scherno, la frittata è fatta.

Penserete che eravate vulnerabili, e vi hanno lasciato soli.

E questo, solo i supereroi lo riescono a dimenticare.

 

The importance of being idiot

Una bellissima canzone degli Oasis canta circa l’importanza di essere pigri. Sono d’accordo. Essere svegli, rapidi, smart e multitasking è bello ed è il futuro. Ma ogni tanto, non è parimenti importante essere pigri?

“My girlfriend told me to get a life
She said: “boy, you’re lazy”
But I don’t mind
A man’s got a limit
I can’t get a life if my heart’s not in it”

Insomma ognuno ha il suo tempo. Non tutti siamo iperfast e ipersmart.

Io difendo quelli che ci mettono tempo a capire.

Io difendo il voler fare le cose con calma, ed il voler essere scemi.

Non voglio cercare la cosa più brillante da dire. Il riferimento colto giusto. Sono in pausa, porca miseria!

Avete mai visto un programma cretino per il gusto di non impegnarvi? Giocato ad un gioco stupido, per passere il tempo? Letto un libro demenziale?

Tutti sentiamo l’esigenza di essere idioti, volutamente. E non dovremmo privarci di questa necessità.

Perciò, siate idioti. Guardate il vostro programma cretino e non imbarazzatevi. Anche il vostro interlocutore farà qualcosa di stupido, nel tempo libero. Solo che se ne vergogna.

La canzone la trovate qui:

idiot-inside Ma ricordate: siate idioti responsabilmente!

Non odiate la tecnologia

Facendo alcune premesse:

 

-E’ vero che il libro cartaceo, è bello, è vecchio stile, lo puoi portare ovunque e non si scarica

-E’ vero che il libro cartaceo fa quel profumo di pagine che mmmm che magia!

-E’ vero che puoi scrivergli una dedica, regalarlo, passa di mano.

-E’ vero che vuoi mettere le biblioteche meravigliose, dove ti sembra di abbracciare con uno sguardo lo scibile umano

Volete mettere però avere mille libri tutti stimati in piccolo, magro, compatto, quasi inesistente reader. Dallo schermo non retroilluminato che non danneggia gli occhi, che ha pure il vocabolario inserito (grande vantaggio se siete di quelli che cercate ancora le parole che non conoscete, tipo me).

Tutte le posizione del mondo sono facili da assumere con il reader (avete mai letto cartaceo Anna Karenina o peggio Guerra e Pace? I libri oltre le 400 pagine sono IMPOSSIBILI da leggere il modo comodo a meno che non siate già a metà libro).

Insomma, ogni tanto, al nuovo che avanza, diamogliela una possibilità.

Il mio reader è u n cosino anonimo della Sony ed ha già quasi 6 anni. Non servono spese pazze nè super nomi, nè rate. Tecnologia con saggezza.

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Gli occhiali

Nascere con gli occhiali non è roba da poco. E con nascere intendo mettere gli occhiali prima dei 10 anni.

Se è capitato anche a voi sapete di cosa parlo: vi sembrerà di averli sempre avuti.

Nascere con gli occhiali significa avere degli – scomodi- costanti compagni di avventure.

La pallonata sulla faccia mentre giocate a basket, il sudore che ve li fa cadere giù. L’abitudine di tirarli su con il dito – o con la nocca-. Gli occhiali che si slargano sempre.

Le ditate – le ditate! Alzi la mano chi ha mai avuto gli occhiali puliti. IMPOSSIBILE.

Puoi camminare con ottanta pezzuole in camoscio, puoi starci attento finchè vuoi. Ma, non si sa nè come nè quando, i tuoi occhiali saranno sporchi.

Per le ragazze: il mascara. La croce. Belle le ciglia lunghe, affascinanti. Provate ad avere ciglia chilometriche mentre indossate gli occhiali. Risultato: linee nere sulle lenti, of course.

Poi, i traumi: perché potevi essere figa o figo quanto volevi, ma prima che Alessandro Michele, direttore artistico della Gucci, li mettesse in passerella, diciamo che un po’ sfigato lo sembravi.

E allora cecità e lentine.

Le lentine, capitolo a parte. Lenti a contatto mensili, usate per trimestri, che non appena mettevi la lentina sul polpastrelli, l’occhio già iniziava a lacrimare. Nottate tornando a casa da sbronzo, che l’ultimo tuo pensiero era quello di togliere la lente, e allora al risveglio l’occhio secco traumatizzato.

Prima regola del glasses club: quando ti svegli, il primo gesto è allungare la mano per prenderli e inforcarli.

Occhiali da sole come miraggi, perché metterli significava essere cieco, anche se schermati dal sole. A meno che non eravate abbastanza ricchi da permettervi quelli calibrati, ma se considerate che per noi talpe, già quelli da vista costavano oro, chi poteva permettersi quelli accessori.

Avete mai cercato gli occhiali avendoli saldamente in faccia?

Avete mai avuto bisogno degli occhiali per cercare gli occhiali?

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Io, il problema, dopo 27 anni, il glorioso maggio del 2016 l’ho risolto. L’intervento.

Ma avere gli occhiali è come esser stati grassi, in un certo senso. Rimarrai, nel tuo cuore, sempre occhialuta.